Foto in copertina di Marina Colucci
Sala Astràgali – Lecce
Domenica 4 ottobre a Lecce va in scena l’anteprima speciale della nuova produzione del coreografo Afshin Varjavandi e INC – InNprogressCollective “Apollo e Dafne / Sulle Metamorfosi”, nata dalla residenza artistica ospitata da Astràgali Teatro.
L’appuntamento, in programma alle 20.30 della Sala Astràgali (via Giuseppe Candido 23), fa parte di Teatri a Sud, la rassegna di Astràgali Teatro che mette in dialogo visioni, progetti, buone pratiche e nuove sperimentazioni in una rete attiva di teatri del Sud Italia e del Mediterraneo.
Ingresso 5 euro, info e prenotazioni +39 3892105991, teatro@astragali.org.
In linea con la vocazione della rassegna, dedicata ad accogliere e valorizzare la ricerca artistica, “Apollo e Dafne / Sulle Metamorfosi” restituisce il percorso della residenza artistica che è stata ospitata da Astràgali a partire dal 24 settembre in seno al progetto “Caleidoscopi” sostenuto da “Residenze per Artisti nei territori” edizione 2025-2027 del Ministero della Cultura e dalla Regione Puglia.
Domenica 4 ottobre, sul palco della Sala Astràgali diretti da Afshin Varjavandi vi saranno i danzatori Alfredo De Meo, Jenny Mattaioli, Chiara Morelli, Elia Pangaro, parte del collettivo INC – InNprogressCollective nato a Perugia e sviluppatosi in una rete internazionale.
Al centro del lavoro, la metamorfosi come condizione dell’esistenza e l’ambivalente relazione tra uomo e natura. Il mito di Ovidio viene rivisitato attraverso il linguaggio dell’urban fusion, che fonde la tecnica della danza urbana con le arti coreutiche tradizionali portando in teatro le sperimentazioni tipiche degli habitat metropolitani.
Un linguaggio che, nel lavoro sulle “Metamorfosi”, conferisce alla performance il senso di una riflessione collettiva, ancorata nel contemporaneo.
«Le danze urbane, nate sulle strade, hanno scenicamente un potere molto forte, riescono a parlare in modo diretto alle persone – spiega il coreografo Afshin Varjavandi – e per questo riescono ad essere portatrici di messaggi importanti. Questo progetto utilizza liberamente le suggestioni raccolte dalle Metamorfosi, il cui leitmotiv narrativo è la continua trasformazione degli esseri umani in altre specie. A questo movimento si lega la nostra indagine, che parte da una presa di coscienza della supremazia esercitata arbitrariamente dall’uomo sulla natura. A nostro avviso, proprio in questo momento storico appare necessario un ritorno a un legame con il Pianeta nella sua essenza primordiale, che rispetti il nostro posto nel mondo e la convivenza con gli altri esseri viventi, anziché di continuare a cercare un presunto sviluppo su un piano necessariamente tecnologico».
I danzatori, come molteplici Dafne innamorate trasformate in alberi, principi e principesse trasformate in rane, o comuni rane che in sé racchiudono il simbolo della metamorfosi, incarnano il tema del repentino e continuo trasformarsi degli esseri umani, ciò che li rende costantemente volubili e caratterizzati da continue esigenze e bisogni differenti. Seguendo le fasi biologiche della vita, la trasformazione diviene il fil rouge di un’indagine astratta e onirica, in cui la danza stessa è sottoposta a un cambiamento incalzante: la potenza e il virtuosismo tipici delle tecniche urban si alternano a una ricerca complessa, che è il risultato della relazione contemporanea tra il gesto, il movimento, il corpo e lo spazio di ogni singolo danzatore, che, a sua volta, diventa lo specchio di ogni singolo essere umano.
Il lavoro di Afshin Varjavandi nasce come incrocio tra danza urbana e movement research contemporaneo ed è considerato innovativo per il forte impatto emotivo, l’originalità scenica e la singolarità coreografica.
Di famiglia iraniana ma cresciuto in Italia, il coreografo ha più volte attraversato il tema della trasformazione anche inteso come contaminazione tra culture, come nel precedente lavoro Mohàbbat (sull’Iran) prodotto da Astràgali Teatro.
INC InNprogressCollective
INC InNprogressCollective dance-visual-urban art è stato fondato ed è diretto da Afshin Varjavandi, insegnante, coreografo, danzatore e performer. Nel 2007 crea la coreografia HEIM, vincitrice del primo premio coreografico assoluto della Settimana Internazionale della danza di Spoleto, iniziando a lavorare a livello internazionale. È coreografo ospite dei maggiori Festival in Italia, tra cui: Amores (Bologna), Cross Road (Firenze), Giffoni Film Festival (Giffoni), Notte Bianca (Roma), Festival dei Due Mondi (Spoleto), WAO Open Art Week (Tunisia), ATER Fondazione Nazionale della danza (Reggio Emilia), LaMaMa moves (New York), Il mare custodisce (Bahrein). Seguono “Departure” 2007, “Underskin “ 2008 (vincitore della Settimana Internazionale della Danza di Spoleto, LatinArte, premio UISP, Premio Positano ‘Leonide Massinee’), “OCEANIA” 2012 (produzione LaMaMa Umbria International), “toPRAY” 2015 (produzione LaMaMa Umbria International debuttato alla 58esima edizione del Festival dei Due Mondi di Spoleto, e nel 2016 in scena al LaMaMa Moves festival a New York city (recensito dal New York Times) “OSEMAN/il cielo” 2017 (produzione Dejadonne), “GAHARA” 2019 (produzione LaMaMa in coproduzione con WAO OPEN ART WEEK Tunisia e Teatro Stabile dell’Umbria). Nel 2020 danza le coreografie di Sidi Larbi Cherkaoui per le scene del film CYRANO diretto da Joe Wright. Attualmente è in tournée in qualità di danzatore con la DaCru Dance Company in PEOPLE con la coreografia di Marisa Ragazzo e Omid Ighani. È coreografo ospite di UNCONVENTIONAL BEAUTYstato di bellezze non convenzionali (NOHA Dance Company) ed e coreografo di ANTIdoti – rimedi alla decadenza culturale contemporanea (INC innprogress collective), che debuttano al Festival dei Due Mondi di Spoleto. Nel 2022 presenta NAS MAOS| tra le mani, produzione dance installation, ceramic design exhibition, in collaborazione con ĖNDIADI CERAMICS, presentato al 65esimo Spoleto Festival dei Due Mondi.
La rassegna rientra nel progetto Teatri a Sud ideato da Astràgali Teatro, sostenuto dalla Regione Puglia (finanziato con risorse del Fondo di Rotazione – POC 2021-2027) e dal Ministero della Cultura (D.M. 23.12.2024, n. 463 Art. 13 c.2).